Il caso Malaussène, di Daniel Pennac


Io sottoscritto, Benjamin Malaussène vi sfido, oggi, chiunque voi siate, ovunque vi nascondiate, quale che sia il vostro grado di indifferenza alle cose di questo mondo, a ignorare l'ultima notizia appena uscita, la notizia che farà discutere la Francia e crepitare i soscial.

Grande ritorno di Benjamin Malaussène, di professione e per antonomasia "capro espiatorio", protagonista della famosa saga ambientata a Belleville, quartiere immaginario ma non troppo della banlieue parigina, e di tutta la sua rutilante famiglia invecchiata di vent'anni.

Leggere un libro di Daniel Pennac è sempre un piacere perché ad ogni riga - sebbene a volte la trama risulti frammentaria o quantomeno caotica - percepisci il coinvolgimento e il divertimento dell'autore nel raccontarti la sua storia e, in tempi bui come questi che stiamo vivendo, c'è un gran bisogno della sua ironia e sensibilità. Leggendo il romanzo me lo immagino con il suo viso aperto e amichevole e il suo sorriso sornione, ridacchiare tra sé e sé mentre scrive le battute di Benjamin, della sorellina Verdun, del figlio Signor Malaussène, della nipote Maracuja, della giudice Tavern e di tutti gli altri personaggi alle prese con il rapimento del super manager George Lapietà e con la pubblicazione di un libro di memorie, dal titolo Mi hanno mentito per le Edizioni Il Taglione, dove lavora Benjamin. 

È proprio la trama del libro nel libro la parte che mi è piaciuta di più. Ho trovato molto toccante la rievocazione da parte del Signor Malaussène, figlio di Benjamin, delle serate trascorse a casa di Tobias e Mélimé, genitori adottivi di otto bambini tra cui Alceste, l'autore del libro di memorie, ai quali ogni sera per farli addormentare raccontavano la vita avventurosa ed eroica dei genitori biologici, illudendoli di non essere stati abbandonati ma di essere rimasti orfani per una causa importante. I genitori di Alceste ad esempio, secondo i racconti di Tobias e Mélimé, erano due famosi vulcanologi di origine fiamminga, Arielle e Felix Blinneboëke, noti per aver salvato la popolazione di un'isola del Pacifico e morti a causa dell'insopprimibile richiamo della scienza. 

Fino al giorno in cui il loro universo di storie è andato in pezzi per l'avvento di Internet:
Tempo di addormentarsi e di risvegliarsi ed è arrivato Internet. Il pianeta intero è finito in un retino acchiappafarfalle. Tutto ciò che è nato e tutto ciò che è morto, tutto ciò che fu e ciò che è, in qualunque ambito, è catturato nella rete. E le sue maglie sono così strette che non le può scappare niente. C'è tutto, proprio tutto. A portata di curiosità. "Clic," fa l'indice di Alceste dopo aver digitato i nomi di Arielle e Félix Blinneboëke. "Niente," risponde la rete. 
In questo capitolo è racchiusa tutta la poetica di Daniel Pennac: siamo fatti di storie e senza le storie che ci raccontiamo siamo meno di niente.

Mi hanno mentito è il primo dei due volumi del nuovo ciclo Il caso Malaussène, pubblicato da Feltrinelli come sempre nell'ottima traduzione di Yasmina Melaouah. Consigliato a chi ha bisogno di una ventata di leggerezza, che nulla ha a che fare con la ridanciana superficialità, per ritrovare lo spirito giusto con cui leggere la realtà che ci circonda.

Daniel Pennac
Il caso Malaussène. Mi hanno mentito
Feltrinelli

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