Bull Mountain, di Brian Panowich


"Da quando era ragazzino veniva sempre laggiù per assistere al risveglio di Johnson's Gap. Sul presto il cielo era un livido viola. Il coro caotico di rane e grilli stava cedendo il posto al canto degli uccelli e al brulichio degli insetti: un cambio di guardia nel bosco. In mattine tanto fredde, la nebbia che ammantava i viticci di kudzu sembrava una coperta di cotone, talmente fitta che non riuscivi a vederti i piedi mentre l'attraversavi. Rye sorrideva sempre al pensiero di poter guardare dall'alto le nuvole che la gente comune contemplava dal basso. Probabilmente a Dio succedeva lo stesso."

Lasciate a malincuore le atmosfere luminose e rassicuranti dei meravigliosi romanzi di Kent Haruf, rieccomi alle prese con la grande letteratura americana, ma questa volta la musica è decisamente cambiata.

Con Bull Mountain ti ritrovi improvvisamente dentro ad un film di Tarantino o dei fratelli Cohen e ti viene quasi la tentazione di scansarti o nasconderti dietro la poltrona mentre lo stai leggendo, per timore di prenderti un cazzotto in pieno viso o un bel calcio in pancia. Ma gli americani, si sa, hanno il dono della narrazione e riescono a farti amare persino le storie più scabrose e i personaggi più loschi.

Bull Mountain non è una montagna qualsiasi: nel folto delle foreste che la ricoprono sono sepolti i segreti indicibili dei Burroughs, una famiglia di fuorilegge che da generazioni la controlla e, al riparo da occhi indiscreti e soprattutto dalla legge, traffica in whiskey di mais, marijuana e anfetamine. Tutti i Burroughs sono coinvolti a parte Clayton, che è diventato sceriffo della città a valle per amore di Kate ed è stato ripudiato dai fratelli. Ma con l'arrivo in città dell'agente federale Simon Holly, che con la famiglia Burroughs ha un conto molto salato in sospeso, Clayton sarà costretto ad affrontare il suo passato e scoperchiare un vaso pieno di dolorosi ricordi e di violenza.

Il romanzo procede seguendo una traiettoria a zig-zag, avanti e indietro nel tempo dal 1949 fino ai giorni nostri, e rivela un po' alla volta, con dialoghi dal ritmo serrato e una scrittura che ti avviluppa nelle sue spire, tutti gli scheletri nell'armadio della famiglia Burroughs e il prezzo da pagare per rimanere fedeli alle proprie origini, fino al finale mozzafiato.

Dopo la grande rivelazione di Kent Haruf al pubblico italiano, con Brian Panowich la neonata NNE si riconferma una delle case editrici più interessanti nel panorama italiano, non c'è che dire! Complimenti anche per la bellissima copertina e per l'ottima traduzione frutto di un lavoro a più mani. Mi piace immaginare tutta la redazione di NNE riunita intorno a un tavolo a tradurre collettivamente il romanzo di Panowich per poterlo mandare alle stampe il prima possibile, sbaglio?

Brian Panowich
Bull Mountain
Traduzione: Nescio Nomen
NN editore

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